mercoledì 8 settembre 2010

Il diluvio


  

     "La condizione del malato insonne, restare svegli di notte in una camera buia, diventa la condizione dello scrittore, che non ha più a sorreggerlo la realtà ma il pensiero e la coscienza del proprio passato, la sua memoria. Come un vecchissimo Noè, deve a quella notte che si è aperta in lui, se può continuare a vivere, cioè a pensare, se può aspirare a gettarsi anima e corpo a scrivere, come addentrandosi in una specie di allegoria del diluvio. L'incertezza della sua posizione (cesserà un giorno o l'altro quel diluvio sulla terra? potrà egli vivere e ritornare sano come un tempo?) lo mette in allarme, a contatto fisico con la morte, che s'insedia definitivamente in lui, al modo di un amore. E l'idea dell'opera in perpetuo divenire, l'organizzazione stessa della sua memoria, sono poste in continuo pericolo da quella morte. E' ancora in tempo? si domanda. E' forse troppo tardi?"
( G. Macchia, "L'allegoria del diluvio", in "Alla Ricerca del tempo perduto", M. Proust, ed Einaudi 1978

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